Potere ai pensionati
Verso un’incerta normalità

Care colleghe, cari colleghi,
per il secondo anno consecutivo gli auguri che in questi giorni ci scambiamo hanno un sapore diverso, amaro, sgradevole. Alle feste del Natale e di fine anno è mancato un ingrediente indispensabile che ne ha sempre fatto un momento di gioia comune, di fiducia, di attesa per una ripartenza già intravista e comunque coltivata, sperata. Oggi non è così, o forse (spero), non lo è ancora. Una sensazione di stordimento, di insicurezza, di inerzia si mescola alle emozioni del momento. Quasi non ce ne accorgiamo, ma sta cambiando il nostro modo di essere e di vivere la socialità. Ci ha colpito una sorta di atrofia psicologica prima che fisica; le relazioni interpersonali si sono ridotte, tendono all’essenziale, la nostra antropologia si sta modificando, siamo vittime forse inconsapevoli di un imprevisto, lento slittamento individualistico. Dopo un anno trascorso sull’ottovolante, fra lockdown, quarantene e riaperture, speranza e delusioni, non pensavamo di dover affrontare un secondo inverno nell’incertezza sul futuro, all’inseguimento del miraggio di una normalità che ieri sembrava a portata di mano ma oggi si allontana nuovamente.
Per un organismo sindacale quale è il nostro, la socialità è ossigeno vitale, e ne avvertiamo progressivamente la mancanza, non sufficientemente sostituita dalla tecnologia che ci consente ugualmente di riunirci in modalità virtuale. La nostra professionalità, i nostri interessi ci suggeriscono di misurare dati che parlano di un rimbalzo dell’economia che ci fa ben sperare, ma l’esperienza quotidiana ci dice anche che tutto ciò non basta a colmare il vuoto di relazioni sociali nel quale ci muoviamo. Già sappiamo, lo abbiamo capito, che quando tutto ciò sarà finito, ne usciremo diversi; la normalità riconquistata non sarà la stessa di prima: il lavoro, le abitudini, i rapporti umani, le agende private e l’agenda pubblica cambieranno, e dovremmo adattarci ad un mondo che è mutato senza chiederci il permesso.
Tutto ciò è comune a tante donne e uomini, ad ogni latitudine. Ma per noi, giornalisti pensionati, qui in Italia, la transizione aperta dalla pandemia ha comportato un altro fattore di incertezza, dovuto al venir meno di quello che eravamo abituati a considerare un riferimento della nostra vita professionale. Il trasferimento all’Inps della gestione principale dell’Ingpi apre una fase nuova nella quale non mancano incognite. La scelta del Governo, che il Parlamento sta ratificando in questi giorni, è insindacabile, ma ci pone davanti ad una realtà diversa dal passato, alla quale dovremo adattarci senza privarci della nostra storia e senza amputare un organismo, la nostra Unione, che va preservato nella sua autonomia e nel collegamento vitale con il Sindacato unitario dei giornalisti italiani, la Fnsi, che è la nostra casa. Sta a noi, tutti insieme, riprendere il cammino comune senza lasciarci condizionare dagli eventi di questi mesi. Avanti, tenendo diritta la barra del nostro impegno.

Buon Anno!

Guido Bossa
Presidente Ungp  

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