20/01/2026
Iran: rivolta e repressione, le voci della libertà
Dalla fine di dicembre 2025 l’Iran è attraversato da una nuova e vasta ondata di proteste popolari, scoppiate inizialmente in risposta alla grave crisi economica – inflazione elevatissima, svalutazione della moneta e aumento del costo dei beni essenziali – e rapidamente confluite in una contestazione politica più ampia contro il regime della Repubblica Islamica. Le manifestazioni si sono diffuse in decine di città e province, coinvolgendo studenti, lavoratori e commercianti, e sono state represse con estrema violenza dalle forze di sicurezza. Secondo la Human Rights Activists News Agency (HRANA), si contano almeno 2.677 morti con 1.693 casi ancora oggetto di indagine e oltre 19.000 arresti, mentre le autorità hanno imposto blackout quasi totali di Internet e limitazioni alla circolazione delle informazioni. L’uso di armi da fuoco contro i manifestanti e la repressione sistematica del dissenso hanno riportato al centro dell’attenzione internazionale una crisi profonda di diritti e legittimità del potere in Iran.
Per comprendere le radici di questa mobilitazione è utile guardare al percorso storico delle lotte civili in Iran. Il libro “Iran. La lunga marcia delle donne” di Nadia Pizzuti ripercorre decenni di proteste e resistenze, mettendo al centro il ruolo delle donne come soggetto politico e sociale. Attraverso analisi storiche e testimonianze dirette, il volume ricostruisce la continuità tra le mobilitazioni del passato e le rivolte più recenti, fino ad arrivare al movimento Donna, Vita, Libertà esploso nel 2022 dopo l’uccisione di Mahsa Amini. Un racconto che aiuta a leggere le proteste attuali non come un evento isolato, ma come l’esito di una lunga e profonda richiesta di libertà e diritti.
Accanto alla storia e al reportage, anche la poesia diventa strumento di resistenza. In “Parole dall’esilio” di Somaia Ramish, poetessa e attivista per i diritti umani di origine afgana ma cresciuta in Iran, che scrive in lingua farsi, la parola poetica affronta temi di oppressione, violenza e liberazione della donna. I suoi versi danno voce a esperienze individuali e collettive segnate dalla repressione, trasformando la scrittura in un atto politico e testimoniale. In un contesto in cui la libertà di espressione è fortemente limitata, la poesia di Ramish rappresenta una forma di opposizione culturale capace di attraversare confini e silenzi.
I testi sono un omaggio a tutte le persone che in Iran continuano a scendere in piazza, rischiando la propria vita per la libertà e opponendosi alla violenza con il coraggio della presenza e della voce. A questa resistenza ideale si collega “Poesie di pace”, il volume in uscita a marzo curato da Somaia Ramish, che raccoglie testi capaci di immaginare e rivendicare la pace attraverso l’arte poetica. Un progetto che afferma la forza della cultura come spazio di opposizione, memoria e speranza, anche nei contesti segnati dalla repressione e dalla violenza.

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