27/01/2026

27 gennaio, Giornata della Memoria. La cultura come custode della storia


In occasione della Giornata internazionale di commemorazione in memoria delle vittime dell’Olocausto, è fondamentale soffermarsi sul ruolo che la cultura, nelle sue molteplici forme, ha avuto e continua ad avere nel custodire la memoria degli orrori del passato. La narrazione storica, letteraria e testimoniale rappresenta uno strumento imprescindibile per trasmettere alle nuove generazioni la consapevolezza di ciò che è stato, affinché la memoria non si affievolisca e diventi un argine contro ogni forma di negazione o indifferenza. Ricordare non è solo un atto di rispetto verso le vittime, ma una responsabilità civile e collettiva.

Il libro si conferma un veicolo essenziale di trasmissione della memoria storica e collettiva, capace di restituire voce alle vittime e di interrogare il presente attraverso il racconto del passato. Opere come “Achille, l’ultimo” di Paolo Clementi (2024) raccontano la fuga e lo sradicamento di una famiglia ebrea travolta dalle leggi razziali, mettendo in luce le ferite intime lasciate dalla persecuzione. “Destinazione Ravensbrück” di Donatella Alfonso, Laura Amoretti e Raffaella Ranise (2020) raccoglie le testimonianze delle donne deportate nel lager femminile, restituendo un mosaico di dolore, resistenza e umanità. “La ragazza nella foto” di Donatella Alfonso e Nerella Sommariva (2019) intreccia le leggi razziali e la Resistenza attraverso una vicenda individuale dal forte valore simbolico. L’audiolibro “Quando finirà questa tragedia?” (2022), tratto da “Memoria violenta”, a cura di Furio Colombo e Vittorio Pavoncello, dà voce all’esperienza clandestina di un giovane ebreo nella Roma occupata, trasformando la memoria personale in testimonianza collettiva. “Carabinieri Kaputt!” di Maurizio Piccirilli (2023) illumina infine un episodio meno noto ma cruciale dell’occupazione nazifascista: la deportazione dei Carabinieri funzionale al rastrellamento degli ebrei romani. Chiude idealmente questo percorso “La famiglia” di Italo Massimo Amati (2025), che, pur ambientato in un’epoca precedente alla Shoah, riflette sulle radici storiche della segregazione ebraica e sul lungo e complesso cammino verso la libertà, ricordando come la discriminazione sia un processo strutturale che attraversa i secoli.

Attraverso questi libri, la memoria della Shoah e delle persecuzioni razziali si fa racconto condiviso, monito e responsabilità, invitando alla riflessione e alla conservazione di una storia che non deve e non può essere dimenticata.