Potere ai pensionati
In cammino per un congresso di crescita

Il Consiglio nazionale della Fnsi ha deciso all’unanimità la convocazione del 28° Congresso nazionale alla scadenza quadriennale, cioè all’inizio del 2019. Nelle prossime settimane la Giunta federale indicherà le date e la località nella quale si svolgerà l’assise. Conseguentemente, anche il Congresso nazionale dell’Unione nazionale giornalisti pensionati – il settimo – si terrà nella stessa sede, nelle giornate immediatamente precedenti.
Anche per noi, dunque, come per i colleghi in attività, è tempo di bilanci e di programmazione del futuro. Si avvia un percorso che ci poterà di qui alla fine dell’anno alla indicazione degli adempimenti statutari, di competenza del Comitato esecutivo e del Consiglio nazionale, e poi all’elezione dei delegati al Congresso da parte delle assemblee elettive delle singole regioni.
Un primo sommario bilancio dei quattro anni che ci separano da Chianciano non può non partire da un dato numerico, che è confortante. Nel 2015 i 51 delegati al Congresso furono eletti da una base di 2.133 iscritti al nostro sindacato; al 31 dicembre 2017, che è la data scelta per fissare la platea congressuale del 2019, i nostri aderenti erano 3.405, e negli ultimi mesi sono ulteriormente aumentati di una cinquantina di unità. Un accrescimento fisiologico, dovuto ai pensionamenti e alle uscite anticipate dal lavoro, che mentre hanno indebolito la categoria e il sindacato, hanno paradossalmente ma non tanto, irrobustito le nostre file. Certo, non abbiamo recuperato tutti i colleghi e le colleghe che hanno lasciato le redazioni per raggiungimento dei limiti di età o come effetto non desiderato delle crisi aziendali; ma un incremento così rilevante di iscrizioni è un indice positivo di vitalità e di affidabilità della nostra Unione che va adeguatamente valorizzato, non per cullarci sugli allori ma per renderci consapevoli della nostra forza organizzativa e porci ulteriori obiettivi di crescita e di incisività nella Federazione, che è e resta la nostra “casa madre”.
Un altro elemento positivo del bilancio che il Congresso dovrà fare riguarda infatti il nostro “peso” nell’architettura federale e negli organi della categoria. Qui ci sono luci ed ombre, che ognuno potrà valutare; e il dibattito sicuramente resta aperto. Da parte mia, però credo di poter indicare con obiettività alcuni aspetti positivi, certamente da valorizzare ed incrementare. La nostra voce, la voce dei pensionati, in questi anni, si è fatta ascoltare con maggior vigore nelle stanze del sindacato, e qualche risultato lo abbiamo ottenuto. Il più vistoso è la modifica statutaria, parlo dello statuto federale, che ha sancito una volta per tutte la partecipazione dell’Unione, nella persona del suo presidente, alle riunioni della giunta e del Consiglio nazionale, dove si discute la politica sindacale e si pianificano gli obiettivi da perseguire. Uno strumento organizzativo che prima non c’era o aveva una consistenza aleatoria, è stato introdotto nello statuto: sta a noi utilizzarlo nel modo migliore e più efficace per portare le istanze dei pensionati al livello più alto del sindacato unitario dei giornalisti italiani. E’ inutile dire che più saremo uniti, più avremo capacità di rappresentanza.
Il Congresso, e ancor prima la fase che si concluderà con le elezioni dei delegati, ci pone il problema dei nostri rapporti con le Associazioni territoriali. Il panorama che abbiamo di fronte presenta luci ed ombre, ma ancora una volta sta a noi, ai nostri Gruppi regionali cercare ed aprire spazi di presenza e di iniziativa. Dobbiamo rivendicare agibilità nelle associazioni di stampa, partecipare di più alla vita del sindacato nei territori, chiedere di essere responsabilizzati nelle strutture, non lesinare la nostra disponibilità e mettere a frutto le nostre competenze. La formazione permanente può essere un utile terreno di impegno, ma non sarà certamente l’unico.
Questo ragionamento vale soprattutto per i “giovani” pensionati che, come abbiamo visto, hanno irrobustito negli ultimi anni la nostra Unione e che sono indubbiamente portatori di idee nuove ed esperienze fresche. Il Congresso, e ancor prima la composizione delle delegazioni regionali, devono essere l’occasione per un coraggioso rinnovamento della nostra classe dirigente locale e nazionale. Le porte del sindacato si devono aprire alla collaborazione di tutti.    

Guido Bossa

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