Potere ai pensionati
Il lavoro: la nostra battaglia

L’Unione nazionale giornalisti pensionati partecipa convintamente alla mobilitazione della Fnsi per il lavoro e la libertà dell’informazione e si riconosce pienamente nelle parole d’ordine dell’iniziativa, condividendo la preoccupazione per il futuro del nostro Istituto di previdenza e facendo eco all’allarme lanciato alle autorità di governo e al Parlamento perché facciano seguire i fatti alle tante promesse di intervento finora non mantenute. Il lavoro, la buona occupazione sono per noi sintomo e conseguenza della crisi e chiave di volta per uscirne tutti insieme. “Senza lavoro buono e dignitoso per tutti non ci sarà neppure la ripresa che vogliamo”, ha detto il Capo dello Stato il Primo Maggio: un’affermazione particolarmente impegnativa perché riteniamo che il mondo del lavoro sia un’unità inscindibile della quale anche noi siamo parte, e perché siamo consapevoli del fatto che senza il lavoro responsabile e accurato dei professionisti dell’informazione sarà difficile che il Piano di Ripresa predisposto dal Governo vada a buon fine.
Non basterà la corrispondenza fra progetti e obiettivi indicati e condivisi con l’Europa, non saranno sufficienti il controllo dei ministeri e l’impegno di Regioni ed enti locali, né da soli il rigore e le verifiche degli stati di attuazione potranno garantire che tutto funzioni al meglio con i ritmi e nei tempi previsti dalla Commissione di Bruxelles per rispondere adeguatamente alla crisi economica provocata dalla pandemia da Covid-19. Mai come in questa circostanza il ruolo dell’informazione libera e indipendente sarà cruciale per il corretto coinvolgimento dell’opinione pubblica nazionale in una sfida che sarà impegnativa per tutti, e per un controllo pubblico e trasparente della spesa e dei risultati. Diritto all’informazione e difesa della democrazia sono ancora una volta esplicitamente chiamati in causa in un binomio inscindibile dal quale dipende il nostro futuro comune. Di qui la mobilitazione del sindacato, che è anche la nostra, che proseguirà nei prossimi giorni con le iniziative già programmate, all’insegna di uno slogan particolarmente efficace: “Libertà, diritti, dignità del lavoro: informazione precaria, democrazia precaria”. L’obiettivo è ribadire con la massima energia possibile, che il diritto dei cittadini ad essere correttamente informati, garantito dalla Costituzione, può essere soddisfatto solo dal lavoro dei giornalisti, da una buona occupazione; e la crisi dell’editoria non può essere risolta grazie a marchingegni finanziari o, peggio, all’utilizzo selvaggio di ammortizzatori sociali i cui costi ricadono per intero sugli occupati compromettendo l’efficacia del lavoro delle redazioni.
La difesa dell’autonomia dell’Inpgi è al centro dell’iniziativa sindacale non per mere ragioni corporative, ma perché la tutela del nostro Istituto previdenziale garantisce la difesa del sistema dell’informazione in Italia, libera e indipendente, in linea con l’evoluzione tecnologica e l’ingresso nel mercato di nuove figure professionali e nuove forme di comunicazione. Il webinar organizzato dalla Fnsi il 1° Maggio, con la partecipazione e le testimonianze di colleghe e colleghi precari, ha mostrato una realtà che deve preoccupare non solo noi professionisti e sindacalisti del settore, ma l’intera comunità nazionale e chi la rappresenta ai massimi livelli. A diverso titolo sono chiamati ad un’assunzione di responsabilità i poteri pubblici e gli editori: i primi, che troppo a lungo hanno eluso gli impegni assunti e lasciato languire in Parlamento le riforme di sistema necessarie per superare la crisi e regolamentare la transizione digitale affinché “non si traduca semplicemente nella ulteriore riduzione di posti di lavoro e in un ulteriore allargamento dell’area del precariato”, come ha denunciato il Segretario della Fnsi Raffaele Lorusso; gli editori, che finora hanno galleggiato sulla crisi traendone profitti in termini di riduzione di costi e alleggerimento del personale giornalistico, ignorando un dato di fatto ormai inoppugnabile, che ha visto l’uscita dalla crisi dalle aziende e dalle realtà che hanno investito sul lavoro. Quanto a noi giornalisti pensionati, sappiamo bene che è il lavoro delle generazioni più giovani, per le quali chiediamo garanzie e diritti adeguati ai tempi, la condizione indispensabile per il sostegno del nostro Istituto.
Credo che debba essere apprezzato da tutti l’impegno assunto dal Consiglio di Amministrazione dell’Inpgi in ordine alle misure da assumere per la riduzione dei costi e l’incremento delle entrate, sottolineando, come si legge nella relazione al bilancio della Presidente Marina Macelloni, che “non esiste una possibilità di tagli alle prestazioni che sia adeguata a sostenere il continuo e inarrestabile calo delle entrate. Tagli ulteriori rispetto a quelli immaginati sarebbero non solo inefficaci ma anche fortemente punitivi nei confronti di una categoria che negli ultimi dieci anni ha pagato di tasca propria oltre 500 milioni di ammortizzatori sociali e che vede il proprio lavoro continuamente svilito e le prospettive di futuro sempre più incerte”.

Guido Bossa
Presidente Ungp

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