Potere ai pensionati
Le incognite della transizione

Con il trasferimento all’Inps della gestione principale dell’Inpgi, relativa ai giornalisti dipendenti e ai pensionati, si è aperta una fase di transizione che ci riguarda direttamente e che, oltre a punti fermi inderogabili, presenta incognite che vanno attentamente monitorate. Mentre sui primi – le scadenze indicate nella legge di Bilancio – c’è poco da dire, sulle seconde è bene cominciare ad interrogarsi. Qualcuno lo sta già facendo, come risulta dalla partecipazione all’assemblea dell’Associazione del Trentino Alto Adige di cui diamo conto in questa pagina. E’ bene che altri Gruppi regionali si riuniscano e dicano la loro. L’Ungp affronterà quanto prima l’argomento nelle sedi istituzionali – Comitato esecutivo e Consiglio nazionale – e quindi queste annotazioni non hanno assolutamente la pretesa di indicare un percorso e tanto meno di esaurire il confronto.
E’ certo che dal 1° luglio 2022 la funzione previdenziale svolta dall’Inpgi nei confronti dei giornalisti dipendenti e dei pensionati iscritti alla gestione principale passerà all’Inps. Nella transizione i trattamenti pensionistici già in essere non verranno modificati, anche se è prevedibile che qualcuno – il prof. Tito Boeri ex presidente dell’Inps lo ha già fatto – chieda che le pensioni già liquidate dall’Inpgi vengano ricalcolate con i parametri Inps, per noi penalizzanti. Si può ragionevolmente pensare che il Governo, avendo operato una scelta precisa fra le opzioni presentate dalla Commissione ad hoc istituita nella primavera scorsa, respinga i tentativi di riaprire una partita, ma converrà seguire attentamente l’iter della manovra in Parlamento per evitare sorprese e rintuzzare colpi di mano che non mancheranno. La sciagurata ipotesi del commissariamento dell’Istituto è stata scartata, ma non si può escludere che qualcuno tenti di ripresentarla.
Detto questo, resta da immaginare quale sarà il nostro futuro di giornalisti pensionati una volta venuto meno un interlocutore essenziale quale è stato da sempre per noi l’Inpgi. Provo semplicemente ad indicare, senza alcuna pretesa di completezza, alcuni capitoli che sono altrettanti punti interrogativi:
- una volta venuta meno la figura del fiduciario regionale, avremo l’esigenza di individuare nuovi interlocutori nelle Associazioni
- si porrà un problema di raccolta delle nuove iscrizioni al sindacato e quindi alla nostra Unione. Chi raccoglierà le adesioni dei nuovi pensionati? Chi effettuerà le trattenute e le conseguenti ripartizioni fra gli enti interessati (Associazione, Gruppo regionale, Ungp)?
- chi amministrerà i fondi attualmente in capo all’Inpgi e che riguardano direttamente noi pensionati (ex fissa, contributo di solidarietà alle pensioni più povere, ex art. 21 Cnlg)? Quale garanzia verrà data per la sopravvivenza e la consistenza nel tempo di tali fondi?
- quale ruolo sarà chiamato a svolgere il sindacato (e l’Ungp al suo interno) nell’architettura dei nostri enti di categoria una volta venuto meno l’Inpgi-gestione principale?
Credo che col passare delle settimane altri interrogativi verranno ad aggiungersi a quelli sommariamente qui indicati; e conseguentemente chiedo a tutti di contribuire responsabilmente ad un dibattito che dovrà necessariamente essere incisivo.

Guido Bossa
Presidente Ungp

Le altre notizie