Potere ai pensionati
La nostra resilienza

E’ inutile nascondercelo: quello che va in archivio è un anno che ha messo a dura prova la nostra tenuta, come categoria professionale ma ancor prima come segmento sociale anagraficamente definito; noi anziani come tanti e come tante, noi giornaliste e giornalisti come gli altri, eppure diversi perché fuori dalla professione anche se strettamente dipendenti, e solo sentimentalmente, da essa. C’è un sostantivo – resilienza – che è entrato prepotentemente nel vocabolario di questi mesi. Indica la capacità di resistere agli urti senza subire deformazioni permanenti, e dunque di restare se stessi, di non cedere di fronte alle avversità e agli imprevisti. Bene: in questi mesi la nostra resilienza è stata duramente collaudata, e – è doloroso riconoscerlo – qualcuno non ce l’ha fatta. In questa pagina pubblichiamo un penoso elenco delle nostre vittime, una lista che già si è allungata, perché il Covid semina nuovi lutti, quasi ogni giorno. Proprio in questi giorni la notizia della imminente distribuzione del vaccino accende una luce di speranza in fondo al tunnel in cui siamo entrati all’inizio di un anno sciagurato; ma l’esperienza di tanti, troppi annunci consolatori ci rende prudenti nel giudicare e nel prevedere. Sappiamo che, bene che vada, ci aspettano altri mesi di attesa angosciosa, e dunque stringiamo i denti e andiamo avanti, fiduciosi che la nostra volontà di resistere, la nostra resilienza, avrà la meglio. Ma c’è poi un’altra verifica che ha percorso per intero l’anno che ci lasciamo alle spalle, seminando dubbi, incertezze e minacce. È quella che sta chiamando in causa, intaccandone la consistenza, i pilastri del nostro welfare: sono le difficoltà in cui si dibatte il nostro Istituto di previdenza, come dimostrato dagli ultimi bilanci esaminati; sono la sordità che governo e parlamento oppongono all’allarme lanciato dal sindacato, dall’Inpgi e dall’Ordine non a difesa corporativa di presunti privilegi ma a tutela dell’autonomia di una professione che contribuisce in modo determinante a garantire l’ordinato sviluppo del dialogo democratico nel Paese. Non sono mancate promesse, nei mesi scorsi; non è mancata (non da parte di tutti, ma di alcuni sì) una manifestazione di interesse; ma al dunque si è visto, finora, poco o nulla. Ora, alla vigilia di scadenze minacciose si parla di un rinvio, di una proroga, di una dilazione. Noi, pensionati e pensionate iscritti all’Ungp, e quindi parte integrante del sindacato unitario dei giornalisti italiani, accompagniamo con attenzione partecipe la battaglia che la nostra rappresentanza nazionale sta conducendo per difendere i diritti di tutti, anche i nostri, pronti a far sentire la nostra voce. Non mancherà, dunque, la vigilanza, ben sapendo che ancora una volta la nostra resilienza è messa a dura prova.  

Sperando in un anno migliore 

Guido Bossa

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