Potere ai pensionati
L’Inpgi nostro bene comune

L’Unione nazionale giornalisti pensionati partecipa convintamente alla manifestazione del 7 ottobre in piazza Montecitorio per richiamare insieme alla Fnsi l’attenzione delle istituzioni sulla necessità e l’urgenza di riforme strutturali per il settore dell’informazione. Ancora recentemente, commentando le parole del Capo dello Stato nell’incontro con la stampa parlamentare prima della pausa estiva, avevamo rilevato come i tempi fossero maturi per il compimento di un processo riformatore nel quale sono in gioco fondamentali diritti di libertà garantiti dalla Costituzione e dalla nostra partecipazione all’Unione europea. Nel frattempo, però, le settimane sono trascorse invano e, come denuncia la Fnsi annunciando la manifestazione di domani, “a fronte di una situazione insostenibile, il governo pensa di intervenire soltanto per smantellare il sistema pensionistico e il welfare dei giornalisti italiani. Al netto degli annunci, non si intravede alcun provvedimento di natura strutturale per accompagnare il settore dell'editoria, duramente provato da una crisi industriale senza precedenti dovuta alle profonde trasformazioni del mercato globale, verso la transizione al digitale. Non c'è alcun segnale concreto su questioni fondamentali che riguardano la libertà, i diritti, la dignità del lavoro di chi ogni giorno si sforza di aiutare i cittadini a conoscere e a comprendere”.
La denuncia è grave e motivata, e noi pensionati aderenti alla Fnsi la condividiamo pienamente facendo nostre tutte le rivendicazioni che il sindacato avanza in tema di contrasto al precariato e alle querele bavaglio, di equo compenso, di riforma del servizio pubblico; esigendo un urgente avvio del confronto con gli editori per restituire dignità all’informazione nel nostro Paese. Sottolineiamo in particolare il tema della previdenza e non per una forma di difesa corporativa della nostra condizione di pensionati, ma perché siamo convinti che l’Inpgi sia una garanzia dell’autonomia professionale dei giornalisti italiani, e che per questo motivo debba essere messo in grado di continuare ad operare correttamente al servizio della categoria come fa con successo da decenni. L’autonomia dell’Inpgi non tutela solo i pensionati garantendo i trattamenti acquisiti, al netto di contributi di solidarietà finalizzati a sostenere il bilancio che l’Ungp ha accettato; assicura agli attivi un welfare ancora vantaggioso, che con l’assorbimento nell’Inps del nostro Istituto verrebbe a cadere. Parliamo di applicazione del calcolo contributivo per le pensioni, di indennità di disoccupazione, di accesso alla pensione di anzianità, di trattamento in caso di infortunio anche extra professionale.
L’Inpgi è un bene comune di tutti i giornalisti, e per questo va tutelato. La crisi, certificata dai conti degli ultimi bilanci non è dovuta a cattiva amministrazione ma alla crisi del mercato editoriale, al costo degli ammortizzatori sociali posto interamente a carico dell’ente, alla raffica di prepensionamenti pagati con soldi pubblici e destinati a gravare ulteriormente sulle casse dell’Istituito che quindi registra uno squilibrio insostenibile fra contributi versati dagli attivi e trattamenti erogati. Tutti fattori che chiamano in causa una responsabilità eminentemente politica, alla quale i governi e il parlamento si sono finora sottratti. La nostra mobilitazione vuole rompere clamorosamente il silenzio che grava sulle sorti dell’intera categoria e sul libero esercizio della nostra professione.

Guido Bossa
Presidente Ungp

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