12/06/2019

Il corso dell’Ungp sull’immigrazione: formazione di qualità


Nato come corso di aggiornamento per giornalisti, l’incontro organizzato dall’Unione Nazionale dei Giornalisti Pensionati, coordinato dal presidente Guido Bossa, si è rivelato qualcosa in più di un appuntamento di fronte al quale limitarsi a mettere una firma per acquisire i relativi crediti. La titolazione intrigante, “Immigrazione, integrazione, informazione”, la caratura degli invitati, il modo con cui sono stati declinati temi che fanno parte del dibattito quotidiano ma che spesso vengono schiacciati su un chiacchiericcio indiscriminato, di fattura soprattutto televisiva, che non aiuta a capirne fino in fondo la portata e la drammaticità, ne hanno fatto un momento di qualità, per cui chi vi si è approcciato ha potuto portar via un bagaglio di conoscenze di prima mano, alcune dal sapore inedito.

Il corso si proponeva di fornire gli strumenti conoscitivi e di illustrare le problematiche legate al fenomeno migratorio e alla sua evoluzione nel tempo, nell’ottica del protocollo deontologico per una informazione corretta sui temi dell’immigrazione.

Un punto di vista inevitabilmente “politico”, anche per l’eco che gli argomenti trattati hanno avuto nel determinare recenti scelte elettorali, è venuto dal prefetto Mario Morcone, attuale direttore del Consiglio italiano rifugiati, dopo essere stato, al culmine di una carriera prestigiosa, capo gabinetto del ministero dell’Interno con Minniti durante il governo Gentiloni. Un intervento, il suo, non privo di vis polemica anche nei confronti del ministro che ha sostituito Minniti, artefice di quel Dl sicurezza che Morcone, quasi scusandosi con i convenuti per la sua “passione” dialettica, si è divertito a scardinare quasi punto su punto. Morcone ne ha avute da dire anche ai mezzi d’informazione, “rei” di aver cavalcato una definizione come quella di “respingimenti indiretti” che a suo modo di vedere non ha ragione di esistere.

Appassionato anche l’intervento della giornalista italo-pakistana Sabika Shah, incentrato sull’attività dell’Associazione Carta di Roma, nata nel 2008. Shah è una delle maggiori promotrici dei diritti per le seconde generazioni e per i migranti in Italia. I suoi panel hanno posto in risalto gli obbrobri che vengono compiuti sui giornali e in tv quando si tocca l’argomento scottante dell’immigrazione. L’Associazione si occupa quotidianamente del monitoraggio della stampa su questi temi, tenendo sempre come riferimento il rispetto del codice deontologico, l’uso di termini giuridicamente appropriati, il rispetto del principio di verità sostanziale. Shah ha fornito l’elenco delle “parole chiave” sull’immigrazione usate come simbolo sui media a partire dal 2013: Lampedusa, Mare Nostrum, Europa, muri, Ong, per arrivare, nel 2018, a Salvini. Proprio nel 2018, paradossalmente, si è verificata una riduzione delle notizie sull’immigrazione rispetto agli anni precedenti. E si è esercitato un maggiore controllo sulla terminologia, come ha dimostrato a Macerata il caso di Pamela: per 334 volte nelle prime pagine dei quotidiani è stato utilizzato per i fatti di Macerata il termine “paura”, mentre sono stati sostanzialmente ignorati i termini “droga” e “spaccio” che invece facevano pienamente parte del contesto generale.

Un rapido resoconto degli altri interventi: intriso di esperienza sul campo quello, via Skype, dell’inviato di “Avvenire” Nello Scavo. Il suo racconto sui campi profughi visti da dentro, malgrado certe difficoltà nel collegamento, ha preso tutti sul vivo. Stefanella Campana, dell’esecutivo Ungp, ha dedicato le sue attenzioni alle donne migranti, sottolineando che il fenomeno della migrazione femminile sussiste anche all’interno dei confini dell’Unione Europea. Paolo Baggiani, anche lui dell’esecutivo Ungp, in un intervento da lui stesso definito “controcorrente”, ha invitato a riflettere sulla differenza tra realtà effettiva e realtà percepita sul tema dell’immigrazione. Il paradosso sta nell’equazione: reati diminuiti, paura aumentata. Anche da Baggiani è arrivata una stoccata alla categoria di cui fa parte: i giornalisti stanno troppo dietro ai loro “wishful thinkings”, sposano troppo la versione della realtà che prediligono, e questo rende il loro racconto non abbastanza veritiero. Sul successo elettorale della Lega, ha detto, troppi giornalisti non hanno rappresentato correttamente la realtà, salvo doverne prendere atto dopo.

In chiusura, l’intervento di Paolo Morozzo Della Rocca, esperto e responsabile legale dei corridoi umanitari della Comunità di San’Egidio. Una iniziativa, quella dei corridoi umanitari, il cui motore propulsore è stato la voglia di mettersi in azione dinanzi a tante morti nel mare Mediterraneo, verificatesi soprattutto a partire dal 2013, con il 2015 che si è rivelato un annus horribilis. E così si è pensato di creare una vera “politica dell’asilo”, consentendo a gruppi di migranti un viaggio legale e sicuro, non clandestino, e un arrivo in Italia con la legittimazione della protezione internazionale. Morozzo ha così chiosato il suo resoconto: l’accoglienza è “possibile”, e la società civile può giocarvi un ruolo primario.

Nei prossimi giorni su questo sito pubblicheremo per esteso alcuni degli interventi proposti al Corso.