Anche i bambini sanno che la “pubblicità è l’anima del commercio”. Però, quanti giornalisti sanno che “la notizia è l’anima del giornalismo”? Se ci mettiamo a girare per i “siti” ufficiali della categoria c’è da rimanere sbalorditi (o allibiti, se preferite). Si parla di molte cose, più o meno interessanti, di faccende che, spesso, sembrano fabbricate per uso e consumo di chi comanda in questo o quel luogo, talvolta di fregnacce. Ma la “notizia”, eh la notizia, questa sconosciuta: dove l’ hanno messa? Se non piace, state tranquilli, non la mettono. Il giornalismo, visto dalle “case” dei giornalisti, talvolta diventa un “optional”: il resto è quasi sempre una sequela di burocratismi, di comunicati in gergo, di affermazioni propagandistiche “pro domo sua”. La notizia spiacente è una nemica che deve essere filtrata dal “minculpop” che ha il comando di turno. Prendiamo la recentissima sentenza della Corte di Cassazione che ha cassato la norma dell’Inpgi sul cumulo fra pensione e redditi da lavoro autonomo o dipendente: nessun “sito” ufficiale la pubblica. Non c’è su quello della Fnsi, su quello dell’Ordine, su quello delle Associazioni. Lo ignora persino il “sito” dell’Inpgi, il cui direttore generale e ufficio legale hanno emesso dure note critiche nei confronti della sentenza medesima, ma che non appaiono sul sito, pur di non dar conto della sentenza. Ne hanno parlato solo quei mentecatti dell’Ungp ed il solito sovversivo Ciccio Abruzzo. Eppure la giurisprudenza piace a questi “siti”: per esempio, potete trovare interessantissime sentenze sul praticantato dei montatori televisivi, sulla redazione degli oroscopi, sui commenti dei lettori: la Fnsi continua la pubblicazione, in bella vista, del pezzo di Gabriele Cescuti, il presidente Inpgi che ha “perso” la causa, il quale invita a non votare i pensionati che vogliono abolire il cumulo (quello che nel frattempo ha già abolito la Cassazione). Qualche giornale ne ha scritto, ma sui siti silenzio tombale. C’ è una logica in tutto ciò? Si: si chiama censura. I “paladini” della libertà di stampa dovrebbero vergognarsi. Ma non lo faranno, statene certi: il degrado sindacale si è piuttosto esteso. |